UONTED – CLEI – CLEC – CLEGA

L’economia del futuro (che non ha un futuro)

Archivio per febbraio, 2008

Uonted apre al CLEC e CLEGA

giuaniz

Oggi ho in programma di attaccare qualche avviso per gli studenti in facoltà per comunicare sia il nuovo hosting sia per invitare anche CLEC e CLEGA a fare parte di questa comunità.

Mi dispiacerebbe infatti che uonted finisse nel 2008 con la mia laurea, sarebbe molto bello se invece qualcun altro raccogliesse il lavoro fatto finora e lo passasse alle future generazioni. Io potrei sempre fare l’amministratore e risolvere i problemi tecnici.

Dunque cari CLEC e CLEGA, iscrivetevi a wordpress.com mandatemi una mail chiedendo di aggiungervi come editori di uonted e iniziate a scrivere!

La mia esperienza con uonted: uonted non è solo distribuire i propri appunti. Chi ha frequentato il vecchio sito ha visto rubriche di musica di Postiglione, articoli di informatica del’admin, notizie sull’università, un forum che spaccava con Gad e Cicco principi del post. Parlando di appunti, ho dato molto, ma quando è stato il momento in cui avevo bisogno io, era stato capito il vantaggio di questo scambio e, per esempio, qualcuno aveva fatto quelli di microeconomia, qualcun altro quelli di diritto commerciale. Inutile dire che i tempi di studio in questo modo si abbreviano notevolmente.

Ciao, ci si vede in Pratella… e se vi manca il forum lasciate i commenti ai post!!

Semantic Web Lezione 2

Numero di studenti a lezione: 2

Vediamo oggi un esempio di formalismo per rappresentare la conoscenza secondo la logica proposizionale. Il primo passo è definire la sintassi del formalismo, ovvero un insieme di formule atomiche (potenzialmente infinito) in genere limitato all’interno di un certo contesto. Il formalismo per indicare gli elementi di questo insieme sarà A, B, C, …., Ai

Definiamo dei connettivi logici AND, OR, NOT, ALLORA (implicazione)

lezione 2 - img 01 - websemantico

Formule ben formate (FBF):
se lezione 2 - img 11 - websemantico e lezione 2 - img 12 - websemantico sono FBF allora lezione 2 - img 02 - websemantico , lezione 2 - img 04 - websemantico,lezione 2 - img 05 - websemantico ,lezione 2 - img 06 - websemantico sono FBF, formule ben formate.

La sintassi è legata al concetto di verità. Le asserzioni di base da cui partire sono in generale date come vere

 

La semantica

Un assegnamento è la specifica dei valori di verità per tutte le formule atomiche.

A = (Tutti gli uomini sono mortali) è vero (oppure valore 1)

B = (Socrate è un uomo) è vero (oppure valore 1)

Indichiamo con 1 il valore di verità, indichiamo con 0 la non-verità (logica binaria).

Altro esempio: sia A=1, B=0, C=1.

Dati i valori di verità, allora tutti i valori di verità prodotti dalle inferenze successive risultano automaticamente determinati. Cioè, se ho una regola che mostra come la verità si propaga mediante la connessione, ad esempio, di due formule atomiche, allora assegnando i valori iniziali di verità, essendo l’applicazione delle inferenze un puro processo meccanico, allora i risultati sono automaticamente determinati senza incertezze.

AND

A

B

lezione 2 - img 07 - websemantico

falsa

falsa

vera

falsa

vera

falsa

vera

falsa

falsa

vera

vera

falsa

 

OR

A

B

lezione 2 - img 3 - websemantico

vera

falsa

vera

vera

vera

vera

falsa

falsa

falsa

falsa

vera

vera

IMPLICAZIONE

A

B

lezione 2 - img 08 - websemantico

falsa

falsa

vera

falsa

vera

vera

vera

falsa

falsa

vera

vera

vera

 

 

Posso generare delle formule che mi portino ad avere tutte le possibili combinazioni di zeri e uno? si… ad esempio per ottenere 1000 potrei avere lezione 2 - img 09 - websemantico

Alcune definizioni:

Def: Un modello per una formula T è un assegnamento che rende vera F.

Def: una FBF (formula ben formata) F si dice soddisfacibile se esiste un assegnamento che è un modello per F

E’ sempre possibile fare formule del genere? lezione 2 - img 10 - websemanticoè sempre falsa.

Def: una FBF F è detta insoddisfacibile se non esiste un modello per F.

Def: una FBF F è valida se tutti gli assegnamenti sono modelli per F (tautologia). Le tautologie sono poco interessanti poiché qualcosa che è sempre e comunque vero non aiuta, non aggiunge molta conoscenza.

 

Def: due FBF lezione 2 - img 11 - websemantico e lezione 2 - img 12 - websemantico sono equivalenti se hanno stessi modelli (o se hanno la stessa tabella di verità). lezione 2 - img 12 - websemantico

Alcuni esempi:

lezione 2 - img 13 - websemantico

lezione 2 - img 14 - websemantico

lezione 2 - img 15 - websemantico

Leggi di De Morgan

lezione 2 - img 16 - websemantico

 

lezione 2 - img 17 - websemantico

e ancora…

 

lezione 2 - img 18 - websemantico

Le leggi di De Morgan mostrano come non tutti i connettori logici siano necessari, ma utilizzando solo OR e NOT riesco a rappresentare tutte le formule possibili.

Concetto della conseguenza logica: voglio sapere quali sono le formule ben formate che implichino la verità, che soddisfano la seguente relazione?

lezione 2 - img 19 - websemantico

Una formula G (generica) è conseguenza logica di un insieme di formule F (formule in AND fra di loro) se per ogni assegnamento che è un modello per F allora questo è un modello anche per G.

Se per tutte le righe della tabelle di verità in cui F è vera anche G è vera, cioè ha lo stesso risultato, allora G è conseguenza logica di F.

Esempio.

Sia F una specifica di formule costituita da:

lezione 2 - img 20 - websemantico

lezione 2 - img 21 - websemantico

lezione 2 - img 22 - websemantico

Come verifico se G è conseguenza logica di F?

Posso costruire tutte le righe della tabella di verità e le confronto con quelle di G.

A

B

lezione 2 - img 21 - websemantico

lezione 2 - img 22 - websemantico

B

0

0

1

0

0

0

1

1

0

1

1

0

0

0

0

1

1

1

1

1

Sia G=B. B è conseguenza logica di F.

L’algoritmo che verifica la conseguenza logica ha complessità esponenziale.

 

Come si fanno le deduzioni?

lezione 2 - img 20 - websemantico

lezione 2 - img 21 - websemantico

Stabilisco un insieme di regole sulla base delle quali fare le deduzioni (regole di inferenza).

 

lezione 2 - img 23 - websemanticoSe nel mio insieme di formule ho formule che hanno questa struttura, ad esempio al posto di A e B posso avere anche altre formule più complesse, se ho la stessa struttura del modus ponens, allora posso aggiungere al mio insieme di conoscenza anche B, cioè B è vero. Questa deduzione deriva dalla regola di inferenza modus ponens.

Questo metodo deduttivo è corretto? E’ completo? Genero qualcosa che sia vero? Devo verificare che la regola di inferenza logica sia corretta. Dato che B è conseguenza logica dilezione 2 - img 22 - websemanticoallora B è vera.

Non è possibile trovare la completezza di ….. (non ho capito)

Deduzione naturale

Creare un insieme di regole di inferenza che ….. ecc…

lezione 2 - img 23 - websemantico; lezione 2 - img 24 - websemantico; ….

Semantic Web Lezione 1

Info sul corso: Il corso quest’anno sarà più ridotto e concentrato nella prima parte del periodo di lezioni.

Libri di testo:

Esame:

L’esame solitamente è composto da una prova scritta e da un orale, più un progetto da discutere durante l’orale. Dato che siamo in 3 studenti, il buon Gaspari propone di fondare l’esame solamente sul progetto (con frequenza delle lezioni).

Introduzione

…odio fare cose che so benissimo che il computer potrebbe fare per me…”

Il web semantico non esiste ancora, ma ci si sta lavorando. L’ispirazione viene da una [visione] di Tim Berners-Lee.

Con il termine web semantico si intende la trasformazione del World Wide Web in un ambiente dove i documenti pubblicati (pagine HTML, file, immagini, e così via) siano associati ad informazioni e dati (metadati) che ne specifichino il contesto semantico in un formato adatto all’interrogazione, all’interpretazione e, più in generale, all’elaborazione automatica.

Internet ha visto una grandissima evoluzione dal 6 agosto 1991 quando Tim Berners-Lee pubblicò il primo sito web delle rete Internet. Era un’epoca in cui erano pochi i dati ed i materiali disponibili in rete, pochissima informazione era reperibile. Tutti coloro che volevano sviluppare applicazioni dovevano reperire informazioni fuori dalla rete. Oggi invece l’informazione viene messa a disposizione, spesso gratuitamente, con un grande grado di parallelismo: in ogni istante migliaia-milioni di persone stanno aggiungendo informazione e materiale di varia natura sul web.

Nonostante l’evoluzione tecnica ed i passi compiuti verso il web 2.0, il web rimane soprattutto una gigantesca biblioteca di pagine HTML. Lo standard HTML ha la grossa limitazione di occuparsi solo ed esclusivamente della formattazione dei documenti, tralasciando del tutto la struttura ed il significato del contenuto. Questo pone notevoli difficoltà nel reperimento e riutilizzo delle informazioni. E’ sufficiente eseguire una ricerca con Google per verificarlo: solo una piccola percentuale è d’interesse per la ricerca che s’intende fare.

Il motore di ricerca non distingue il significato delle parole: la parola “rosso” può essere un aggettivo (fiore rosso) come anche il nome di un colore (il rosso) o addirittura un cognome di persona ben definita (il signor Rosso).

Con l’interpretazione del contenuto dei documenti saranno possibili ricerche molto più evolute delle attuali, attraverso la costruzione di reti di relazioni e connessioni tra documenti secondo logiche più elaborate del semplice link ipertestuale.

Il web può essere visto come tre successive generazioni:

  • Introduzione della tecnologia web (HTML), indipendente dalla piattaforma utilizzata, con un linguaggio di mark-up specializzato alla presentazione dei documenti. Interfacce uniformi e semplicità di accesso, bassa complessità (almeno lato client).
  • Pagine costituite da template vuoti e contenuti generati al volo estratti da database, anche più di uno. Le tecnologie lato server creano dinamicamente le pagine HTML da presentare agli utenti sulla base di “regole” date da chi predispone l’applicazione che genera la pagina. Il web 2.0 dà la possibilità agli utenti di creare i contenuti e di collaborare per lo sviluppo di un progetto o di una comunità.
  • Web Semantico: i contenuti sono processati e rielaborati automaticamente sulla base di regole date sia dal creatore delle applicazioni (motori semantici) sia dall’utilizzatore dei servizi.

Semantica

La semantica è quella parte della linguistica che studia il significato delle parole, degli insiemi delle parole, delle frasi e dei testi; è una scienza in stretto rapporto con altre discipline, come la semiologia, la logica, la psicologia, la teoria della comunicazione, la stilistica e la filosofia del linguaggio.

Sintassi

La sintassi è la branca della linguistica che studia le regole o le relazioni modulari che stabiliscono il posto che le parole occupano all’interno di una frase, come i sintagmi si compongano in frasi, e come le frasi si dispongano a formare un periodo.

Problemi con i motori di ricerca

I motori di ricerca restituiscono risultati basati su algoritmi molto complessi, ma basati sull’attuale modo di memorizzare l’informazione. Le informazioni sono oggi prevalentemente memorizzate secondo standard che non consentono di creare associazioni tra i simboli utilizzati come veicolo di informazione e la semantica da essi rappresentata. Non è possibile per un motore di ricerca riutilizzare e reinterpretare in modo automatico la conoscenza a cui ha accesso ma solamente tentare di classificarne la pertinenza rispetto alla domanda fatta secondo propri criteri.

Attualmente i motori di ricerca Internet restituiscono conoscenza: è compito dell’uomo capire e scartare ciò che non è pertinente, rielaborare e riassemblare le informazioni in funzione della specifica domanda.

Sia lezione 1 - img 01 - websemanticoe sia lezione 1 - img 02 - websemantico allora:

Definisco il fattore di lezione 1 - img 03 - websemantico e vedo che è alto, poiché l’intersezione tra i due insiemi non è molto lontana da ciò che cerco, ovvero trovo quasi tutto quello che mi interessa.

Definisco il fattore di lezione 1 - img 04 - websemantico e vedo che è basso, poiché i risultati pertinenti e utili sono dispersi in un mare di altri risultati non pertinenti.

Ci sono sempre cose che cerco ma non trovo, ma ci sono moltissime più cose che non cercavo ma che mi vengono presentate come risultato.

Supponiamo di progettare un viaggio e di raccogliere informazioni a tale scopo:

  1. E’ più conveniente il treno o l’aereo, oppure l’auto? E’ necessario fare diverse ricerche sui costi, sui percorsi, le distanze, le tappe da effettuare, gli orari dei trasporti pubblici e privati. Se si usa l’aereo, dove si atterra, come è il collegamento tra l’areoporto e la città, i costi collegati agli spostamenti.
  2. orari, combinazioni, prezzi, ecc.. Si tratta di un problema di minimo, trovare la soluzione migliore sotto certi vincoli.
  3. Un AGENTE, un programma automatico, potrebbe aggregare e rielaborare la conoscenza che è già pubblicata e reperibile online e presentare dei risultati.
  4. Purtroppo adesso i dati non sono strutturati per essere reinterpretati da un agente raccoglitore di informazioni.
  5. Per poter realizzare questo tipo di rielaborazioni sono necessarie delle trasformazioni della struttura che memorizza l’informazione.

Cosa potrebbero fare i motori di ricerca? Potrebbero ricercare concetti invece che keyword. Che cos’è un concetto?

Immaginiamo una pagina scritta in giapponese: non capiamo nulla, ma se ci viene indicato che la prima riga è il nome della persona, che si tratta di un curriculum vitae, che il primo paragrafo parla della educazione della persona, che il secondo elenca le esperienze lavorative, ecc…. Allora, anche se ancora non conosciamo il giapponese, siamo già in grado di capire almeno di che tipo di documento è, se è di interesse e come classificarlo.

HTML E XML

L’HTML è un linguaggio di mark up applicato alla presentazione del testo.

Per la costruzione del web semantico si utilizza l’XML, un linguaggio che consente di descrivere semanticamente le diverse parti di un documento. Con l’XML è possibile descrivere adeguatamente i contenuti di un documento ma la sintassi XML non definisce alcun meccanismo per realizzare le relazioni tra i documenti. Il meccanismo dei collegamenti ipertestuali HTML è inutile poiché non prevede la possibilità di descrivere il legame definito.

Se in un documento parlo di MARIO ROSSI è poi difficile capire se due documenti che parlano di Mario Rossi e si riferiscono alla stessa persona fisica o a due differenti, con conseguente scarsa qualità dei risultati restituiti dai motore di ricerca.

XML dà infatti una descrizione, mediante i tag, del contenuto dei tag stessi. Ad esempio:

<course>
	<title> introduction to AI </title>
		<teacher> Mauro Gaspari </teacher>
		<students>Giovanni Gardini</students>
</course>

L’XML descrive come è strutturato questo piccolo albero di informazione ed esprime una modalità per esprimere contenuti. Ogni nodo ha una etichetta, degli attributi ed il suo contenuto.

XML e’ un notevole miglioramento rispetto a HTML, ma non consente di rappresentare la semantica. XML e’ un modo efficace memorizzare e condividere le informazioni, ma non dà certezza circa il reale significato di ciò che sto comunicando. XML realizza degli schemi, ma non indica differenze semantiche, o le indica anche se non vi sono.

Consideriamo le due seguenti frasi:

Il corso di web semantico è tenuto da Mauro Gaspari.”

Mauro Gaspari tiene il corso di web semantico.”

In XML la rappresentazione dei due concetti è diversa (si inverte soggetto e predicato). Tuttavia la semantica dei due concetti è la stessa, c’è lo stesso significato. Per noi questo tipo di inferenze sono automatiche, ma è possibile renderle accessibili anche ad una macchina? È questo lo scopo del web semantico. Una volta completato, sarà possibile «interrogare» il web su quello che «sa» riguardo certe risorse, non facendo una query su un singolo database o su una directory, ma ricercando nell’intero web semantico, che dovrebbe fare da collante per tutte le basi di dati locali, un po’ come fa l’attuale web, ma aggiungendo significato alle semplici stringhe di caratteri.

XML è dunque alla base del web semantico, e provvede a dare una rappresentazione dei dati. Altri strati successivi si occupano di creare relazioni.

LINGUAGGIO

  • SINTASSI
  • SEMANTICA
  • MECCANISMO DEDUTTIVO

All’interno di una pagina web ho delle entità che dichiarano dei concetti. Ad esempio utilizzo la notazione NOME(Mauro) per dichiarare che esiste una classe che si chiama NOME e che esiste un oggetto di quella classe che si chiama Mauro. Nel momento in cui dichiaro l’esistenza di qualcosa, questa cosa si assume associata al concetto di verità.

NOME(Mauro) è vero.

UOMO(Mauro) è vero.

MORTALE(UOMO) è vero

Sillogismi alla Socrate

UOMO(X) => MORTALE(X)

Attraverso le regole sintattiche che vedremo (logica) elaboreremo la conoscenza che noi descriviamo attraverso le entità che dichiareremo. Queste regole forniscono un modo per trasferire la verità attraverso i concetti dichiarati. Sono modi per calcolare la verità e collegare la conoscenza, meccanismi deduttivi che un programma utilizza per calcolare relazioni tra conoscenze.

Motore inferenziale

Partendo dall’insieme di regole date, dalle regole inferenziali, si ottengono risultati calcolando attraverso la logica dei predicati.

Ad esempio il MODUS PONENS

se A, A=>B se ho A, se so che A implica B, allora B.

Il motore di meccanismo deduttivo usa le regole a disposizione per calcolare la verità del predicato B. Attraverso una serie finita di passi supponiamo di arrivare a ciò che ci interessa, al nostro GOAL, il nostro obiettivo. Se il meccanismo deduttivo, partendo da cose vere e attraverso una catena di inferenze logiche corrette, arriva al goal, cioè a risultati giusti, attraverso un percorso detto CORRETTO.

Se il meccanismo deduttivo trova tutti i risultati giusti, allora è detto COMPLETO.

I meccanismi deduttivi sono spesso già implementati, per cui il lavoro che ci spetta sarà definire correttamente la conoscenza e fare dei buoni formalismi. Sarà difficile trovare un buon bilanciamento tra espressività ed efficienza: a volta la complessità del meccanismo deduttivo è esponenziale e dovremo tenere conto anche di altre proprietà come decidibilità, non decidibilità.

Il valore degli informatici

Chi lavora del campo dell’informatica generalmente è soggetto alla seguente situazione: gli amici e i datori di lavoro sono profondamente convinti che egli si diverta talmente nel fare il proprio lavoro che non debba essere retribuito nello svolgerlo. In particolare i conoscenti e gli amici, dal vicino di casa al benzinaio, tenteranno sempre di fare risolvere all’informatico i problemi che i computer hanno con loro.

nerd people
I più diffusi falsi miti sugli informatici sono:

  • gli informatici guadagnano moltissimo;
  • è un lavoro pulito;
  • è un lavoro poco faticoso.

L’informatico è stretto in una morsa tra le proprie conoscenze, che cercano di usarlo gratis perché credono che guadagni tanti soldi, dall’altra c’è l’impresa e l’idea che l’informatico si stia divertendo, dunque che sia immorale retribuirlo come tutti gli altri professionisti.

C’è un problema di selezione avversa tra l’impresa e l’informatico.
L’impresa pensa che l’informatico valga poco e lo paga poco. Questi, essendo sotto-pagato, lavorerà male poiché poco propenso a sviluppare le proprie capacità. L’impresa concretizza il proprio pregiudizio.
Per uscire da questo anello è necessario che l’informatico sappia comunicare meglio il proprio valore, far capire all’azienda, al proprio amico, al proprio cliente perché il proprio valore debba essere alto.
Il valore percepito è il valore che il cliente dà a ciò che acquista.
Diamo alcune definizioni sui tipi di beni.

  • Bene ricerca: un bene su cui è possibile prendere informazioni preliminari (es: medico)
  • Bene esperienza: un bene che è possibile valutare solo dopo averlo utilizzato (es: software).
  • Bene fiducia: anche dopo aver utilizzato più volte questi beni non sappiamo dare una valutazione sul loro valore.

I consulenti informatici generalmente cadono in quest’ultima categoria, soprattutto se viene pagato pochissimo.

Il sistemista informatico è l’esempio principe: se lavora bene, se applica tutte le sue misure di sicurezza e ha sofisticati sistemi di monitoraggio, è una persona che non ha niente da fare tutto il giorno, perché è il Sistema che lavora per lui. Bighellona per la ditta e all’occhio sembra che non faccia nulla.
L’azienda vede qualcuno che passeggia e l’idea di pagarlo tanto è piuttosto problematica.
Il sistemista che lavora male ha da fare tutto il giorno, ripara le cose ma si romperanno presto. Il valore percepito sarà maggiore poiché sembrerà lavorare di più, contrariamente alla realtà delle sue capacità.

Per risolvere questi due paradossi dell’informatico è necessario dare segnali forti sapendo comunicare il proprio valore.
Saper rifiutare i lavori di bassa qualità.
Avere un curriculum ben scritto.
Avere delle referenze di qualità.
Generare report delle attività svolte durante il proprio lavoro.

Chi meglio di un CLEI saprà comprendere e risolvere questa situazione?

Un commento su “1984”, di Lucio Picci

“Siamo dei signori: abbiamo inventato delle ottime utopie noi come umanità e precisamente gli occidentali nella nostra storia di civiltà e conquiste e religione. Città piene di sole e isole inesistenti dove l’uomo senza i problemi contingenti raggiunge la felicità che né la civiltà né le conquiste e poche volte la religione offrono.

Poi nella nostra propensione alla critica e all’autocritica per poterci meglio orientare abbiamo inventato i luoghi che non ci sono e che non ci dovrebbero essere e noi questi luoghi li abbiamo chiamati antiutopie perché sono il contrario delle utopie.

I nostri studiosi da vigili urbani della realtà intelliggibile ci orientano tra questi due poli opposti e tra altri ancora che il loro pensare individua e definisce e quest’anno si parla – loro e a anche noi – del “1984” che è uno di questi poli.

1984

Tutti han capito subito che “1984” è un esempio da fuggire perché sembra addirittura che chi l’ha scritta così volesse e avesse una specie di scopo didattico verso l’uomo, come per dire, stai attento a ciò che fai. Allora succede sempre che se fai bene ti senti gratificato ed è per questo che noi ne parliamo per esserne consolati perché gli studiosi nel loro pensare e ripensare sanno che noi se parliamo di queste cose allora siamo liberi e nella società della cocacola ovvero noi occidentali questa è la prova ontologica della libertà.

Noi della civiltà occidentale abbiamo sempre cercato la felicità e la libertà e l’umanità anche i Greci lo facevano con Ulisse e altri ancora e la libertà di tutti è come un hobby per noi quando non siamo in guerra e non ci sono leggi che lo vietino. Così è giusto che quest’anno gli studiosi ci dicano cosa dobbiamo fare per non andare nel 1984 perché si capisce che se riusciranno ad evitare quello poi approdiamo nell’isola che non c’è a forza di piccoli miglioramenti un po’ alla volta.

Perché noi abbiamo chiara l’idea che la nostra società deve dare il massimo di felicità al massimo della gente e andiamo a votare per questo che è la democrazia. Abbiamo il diritto di essere veri uomini non come in “1984” dove tutti vanno in delle specie di chiese a perdere il proprio io e ad ascoltare il Grane Fratello come se fosse un Dio o un prete e sono vittime della propaganda.

Agli occhi dei nostri studiosi non sfugge che anche noi a volte alcuni vanno in chiesa a perdere il proprio io e abbiamo la pubblicità se non la propaganda e altrove anche quella assieme al grande fratello che non a caso aveva i baffi ed è proprio per tutto questo che possiamo fare dei “distinguo” e dei “confermo” e tutto l’argomento diventa terribilmente problematico e fertile per ulteriori sviluppi.

Io credo che loro abbiano visto che in “1984” solo uno non sta’ bene e nel mondo nuovo anche le belle donne hanno il che non è male affatto come risultato soprattutto essendo un’antiutopia insomma è proprio un bel po’ di felicità per un bel mucchio di gente roba da far contenti tutti o questi e quasi non capisci perché Orwell proprio sull’unico ribelle si sia fermato a ragionare invece che sulle tante famigliole che ci dovevano essere in giro e poi penso che è meglio così cioè credere nelle antiutopie e non nelle utopie che non esistono e soprattutto non mischiare le cose e quasi ringrazio gli studiosi che mi han fatto capire “1984” per bene e così anch’io vedo che il suo ribelle è l’uomo umano con la U maiuscola cioè ognuno di noi e io già mi ci vedo a combattere col Big Brother che però non esiste perché è un’utopia, una cosa fantastica e gli tiro lattine di cocacola Santa Madre di società nostra e anche pepsi perché noi possiamo scegliere e gli ricordo che anche noi siamo Uomini con la U maiuscola come nei film e che tutti insieme siamo l’opinione pubblica invincibile potente e libera di farsi un altro shampoo. Augh!”

Il testo è stato prelevato dalla home di Lucio Picci..